martedì 3 gennaio 2012

il capodanno insanguinato del 1862

KUMMUNIKATU FNS
NELLA RICORRENZA DEL 150° ANNIVERSARIO DEL
TRAGICO EVENTO, GLI INDIPENDENSTISTI
DI LU FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU “SICILIA
INDIPINNENTI” (FRONTE NAZIONALE SICILIANO
“SICILIA INDIPENDENTE”) RICORDANO
IL CAPODANNO INSANGUINATO DEL 1862
E LA GRANDE RIVOLTA CONTRO IL GOVERNO
ITALIANO E CONTRO LA “MALA-UNITÀ” CHE VIDE,
COME EROICA PROTAGONISTA, LA CITTADINANZA
DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Diciamo subito che quella che esplose a Castellammare del Golfo il
1° gennaio del 1862 fu una grande sommossa popolare a carattere
indipendentista contro il malgoverno italiano e contro la mala unità.
Certamente i ribelli agirono inizialmente contro i rappresentanti
politici ed istituzionali del Governo italiano in loco, fossero o no
siciliani questi ultimi.
E contro gli esponenti più in vista di quella borghesia parassitaria
che si era arricchita collaborando alla conquista ed all’occupazione, -
ed alla riduzione in miseria ed in colonia di sfruttamento, interna al
Regno d’Italia, - di tutta quanta la Sicilia.
Questi esponenti della piccola borghesia si erano personalmente
avvantaggiati e spesso arricchiti in brevissimo tempo, tradendo gli
interessi generali della Sicilia e quindi anche quelli della popolazione
di Castellammare (nel caso in questione).
Influivano, nel malcontento generale, il crollo dell’economia, della
produttività, degli scambi, del commercio che si era verificato dal
1860 in quella città ricca ed operosa, in terra ed in mare. Il crollo
era soprattutto conseguenza dei “fatti” del tragico biennio 1860-
1861. Una delle cause scatenanti della rivolta era anche il problema
della leva obbligatoria, che in Sicilia, come ben sappiamo, non era
accettata.
Tutte queste condizioni di fatto, impedivano ed impediscono di
definire la rivolta di Castellammare come rivolta dei “cutrara” (in
ogni caso si dovrebbe dire rivolta contro i “cutrara”). Questa
denominazione, tanto gradita alla storiografia ufficiale, è in realtà
riduttiva e depistante, sia per le finalità, della sommossa, sia per la
vastità della partecipazione popolare e sia per la “organizzazione”
complessiva dei ribelli, che avevano addirittura quadri dirigenti,
bandiere, programmi ed una strategia “militare-guerrigliera” tali da
mettere in crisi le pur preponderanti forze militari accorse in un
primo momento.
Fu necessario, – per affrontare i guerriglieri, - l’intervento di una
vera e propria “colonna” di migliaia di soldati comandata dal
Generale Pietro Quintino, che farà terra bruciata intorno a sé.
Intanto, tutte le prefetture della Sicilia, allertate immediatamente si
mobilitarono a loro volta per prevenire altre rivolte nelle province di
rispettiva competenza.
A proposito delle bandiere dei ribelli, dobbiamo sottolineare che
queste erano rosse. E non già per richiamarsi al colore del nascente
movimento marxista, bensì per solidarietà con gli altri ribelli del Sud
che avevano adottato, in tutti i territori del soppresso Regno delle
Due Sicilie, il colore rosso per le bandiere di combattimento.
Quelle popolazioni e quei ribelli lottavano contro l’occupazione
“piemontese”. Rossa sarà anche la bandiera della ancora più grande,
rivoluzione, quella del Sette e mezzo, che si svolgerà a Palermo dal
15 al 22 settembre 1866. Di questa “rivoluzione” la rivolta di
Castellammare sarà, sotto molti aspetti, anticipatrice, come risulterà,
- fra l’altro, - dagli atti parlamentari immediatamente successivi ai
sanguinosi eventi.
Ci siano consentite alcune riflessioni specifiche.
Quel capodanno insanguinato e tragico del 1862 di Castellammare
del Golfo dimostra ancora oggi che il Popolo Siciliano, quando non
ne può più di subire angherie ed espoliazioni, sa alzare la testa e sa
difendere la propria dignità il proprio onore e, soprattutto, il diritto
all’indipendenza e alla libertà della Sicilia.
L’ FNS pretende verità e giustizia per le rappresaglie ed i metodi
nazisti ante-litteram usati nella repressione.
Il fatto più scandaloso e crudele della repressione fu la fucilazione,
per rappresaglia, di sette vittime innocenti, compresi un sacerdote e
una bambina di nove anni.
Quanti furono i morti? Centinaia e forse migliaia, dall’una e
dall’altra parte. Finiamola, pertanto, di ricordare la rivolta di
Castellammare come una rivolta a carattere “sindacale” o come una
delle tante proteste, un po’ più spinta, contro la leva obbligatoria.
Quella di Castellammare fu una grande rivolta “nazionale” siciliana.
E non sarà l’unica della Storia della Sicilia post-unitaria.
L’ FNS vuole che siano riconosciute questa e le altre tante verità
negate della lunga e dolorosa storia della Sicilia post-unitaria. Ed è
grato a quanti si sono battuti per tale riconoscimento ad ogni livello
… negli anni bui.
Un particolare, grato, pensiero va rivolto al Prof. Corrado Mirto, il
quale da diversi decenni, ininterrottamente, in ogni sua conferenza
sulle vicende risorgimentali, ha ricordato, spesso con commozione, il
dramma di quella piccola, innocente, Angela Romano, vittima
dell’oppressione colonialista imposta al Popolo Siciliano anche dopo
la cosiddetta annessione della Sicilia al Regno d’Italia. Analoga
gratitudine va rivolta al Dr. Nino Aquila per la bella “ballata”
dedicata appunto ad Angela Romano e che è stata adottata come filo
conduttore di uno dei pi interessanti documentari televisivi (se non
il più interessante) sul 150° anniversario della proclamazione del
Regno d’Italia.
Domani, 3 gennaio 2012, una delegazione FNS renderà omaggio ad
Angelina Romano e a tutte le vittime della rivolta e della successiva
azione repressiva dell’Esercito del Regno d’Italia e dello stesso
Governo Italiano.
ANTUDU!
Palermo, 2 Jnnaru 2012
U Sikritariu Pulitiku Nazziunali
(Giuseppe Scianò)
P.S.
Si allegano 3 fogli integratici con rispettive illustrazioni
ALLEGATO 1
CASTELLAMMARE DEL GOLFO, 1° GENNAIO 1862. LA FOLLA,
ORMAI DECISA E COMPATTA, SI ACCINGE A DARE INIZIO
ALLA RIVOLTA CONTRO IL MALGOVERNO, CONTRO LA
“MALA UNITÀ” D’ITALIA, CONTRO I “COLLABORAZIONISTI”
LOCALI E CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE DELLA
SICILIA.
(Illustrazione di Renato Scianò)
ALLEGATO 2
QUESTO L’ELENCO DELLE SETTE VITTIME
DELLA INFAME RAPPRESAGLIA:
MARINA CROCIATA, CIECA DI ANNI 30
MARCO RANDISI, BRACCIANTE AGRICOLO
DI ANNI 45
BENEDETTO PALERMO, SACERDOTE DI ANNI 46
ANGELA CATALANO, INVALIDA DI ANNI 50
ANGELA CALAMIA, DI ANNI 70
ANTONIO CORONA DI ANNI 70
ANGELA ROMANO DI ANNI 9
SI TRATTÒ INSOMMA, DI UNA VERA STRAGE
DEGLI INNOCENTI, CHE SI COMMENTA DA
SÉ. E CHE NON FU LA PRIMA E NEPPURE
L’ULTIMA DELLE STRAGI DI INNOCENTI IN
SICILIA .
CASTELLAMMARE DEL GOLFO, 3 GENNAIO 1863: STRAGE DI
INNOCENTI
(Illustrazione di Renato Scianò)